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domenica 16 settembre 2012

"LA GRANDE VERGOGNA"

Quando questo numero estivo del “Sassolino” sarà in lettura, mi auguro che le sofferenze del popolo siriano siano finite ed il despota Assad catturato e processato per i crimini perpetrati! La storia di questo Paese, una delle “culle” della cultura del vicino Medio Oriente, ha radici antichissime. La sua capitale, Damasco, era nota già in epoca mesopotamica, poi divenne una delle “perle” dell’Impero Romano prima, in seguito conquistata dagli Arabi, dai Turchi, Mamelucchi, Ottomani, per poi essere terra di conquista degli imperi coloniali francese ed inglese. Celebre per gli epici racconti delle “Mille ed una notte”, cantata da tutti i poeti arabi. Nel secondo dopoguerra, fallito per causa delle Potenze occidentali, il regno unitario della “Grande Siria” (Siria, Iraq e Giordania) sotto lo scettro della dinastia hascemita (discendenti diretti del Profeta Muhammad), s’impose con la violenza il partito Ba’th con un’ effimera ideologia socialista e pan-araba, per poi arrivare nel 1970 all’instaurazione della dittatura della famiglia Assad. Il padre dell’attuale presidente (queste repubbliche sono in realtà delle “satrapie” ereditarie di secondo ordine), riuscì a sfruttare al meglio il periodo della “guerra fredda”, diventando il più fedele alleato dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, scendendo in guerra contro Israele in tutte le guerre combattute, venendo per altro quasi sempre sconfitto! Alla morte di Assad padre, gli occidentali si erano illusi che il figlio Bashar al-Assad, grazie ai suoi studi in Occidente ed alle sue nozze con un’avvenente  consorte, potesse aprire alla Siria la strada della democrazia! Niente di più falso! Mentre il suo popolo combatte per la libertà, gli Assad, che in tutti questi anni, al pari di altri dittatori dell’area, hanno accumulato delle ricchezze immense, fanno bombardare le città siriane causando migliaia di morti! Non solo. Lo shopping milionario del clan Assad nelle capitali del lusso, è uno “schiaffo” per l’Occidente, ma soprattutto per tutto il mondo arabo-musulmano. Le “primavere arabe” hanno insegnato almeno una cosa: le nuove generazioni, anche sbagliando, non hanno nessuna intenzione di rimanere nelle tenebre e nella povertà! Nel sacro mese del Ramadan, il sangue degli  innocenti si riverserà su coloro che hanno tradito Dio e l’Islam, siano essi politici, militari o uomini di fede! L’Onu ha ancora una volta dimostrato la sua debolezza e l’inutilità di un organismo che negli ultimi 50 anni è diventato un “carrozzone” di burocrati e nulla più!
Vi sono molti libri per chi volesse approfondire durante queste vacanze la conoscenza del mondo arabo e dell’Islam, realtà spesso mal capite ed interpretate da noi “uomini” civili…., il mondo arabo è molto più complesso e variegato di quanto si pensi e non è solo fanatismo ed oscurantismo! Quello che vi propongo questo mese è un po’ un “mattone”, come si potrebbe catalogare, ma ne vale la pena, semmai lo potreste acquistare in comunità con un amico: “Storia degli Arabi” di Eugene Rogan, docente di Oxford, Bompiani Editore, 26 Eur.
Ai nostri lettori di religione musulmana: as-salām ‘alaykum! A tutti voi cari saxolini: buone vacanze!

domenica 24 giugno 2012

UN’ECONOMIA BUONA

Cari sassolini, questo mese vorrei intrattenervi sul significato della parola “economia”, ripetutamente  in primo piano negli ultimi tempi. E’ possibile impegnarsi perché questa parola ritorni al suo originario significato? Ossia, semplicemente quell’insieme di attività volte a produrre, distribuire e consumare beni e servizi per l’umanità? Ripulendola da tutte le “incrostazioni” venutasi a formare?
Non è semplice in breve tempo, in quanto una “buona economia” abbisogna di uomini altrettanto buoni e capaci, non certamente di speculatori, pseudo finanzieri o imprenditori gretti ed incapaci. Proprio nelle ultime settimane nella nostra zona è venuto alla ribalta il caso di un’altra “cattedrale” nel deserto, settore manifatturiero, la quale doveva diventare uno dei “polmoni” occupazionali più fertili per la nostra area con alto indice di disoccupazione giovanile.  Ed invece i lavoratori sono stati “scaricati” dopo l’ennesimo “flop”. Partiamo dal punto di origine: parlare come facciamo da anni di avere a Pietramelara un’area industriale è come affermare che il “nostro cane parli”! Non so chi, tanti anni orsono, ha “battezzato” l’area dei “Pantani” come zona di sviluppo industriale! Ma l’avete mai vista una vera zona di insediamento industriale? I politici locali e non solo questi, anche quelli che prendono gettoni di presenza in provincia o in regione, quelli di ieri come quelli odierni, dovrebbero fare un attento esame di coscienza, o per lo meno informarsi di più su come dovrebbe essere una “zona industriale”. Quante aziende in questi decenni sono sorte e poi morte dopo pochi anni o mesi addirittura? Una trentina di anni orsono, ricordo, come una cooperativa agricola a pochi chilometri da Pietramelara, doveva diventare, nelle intenzioni dei “capoccia” che intervennero alla sua inaugurazione, una nuova Cirio! Potrei continuare ancora ma preferisco non infierire su una classe politica “sorda e cieca”, famelica unicamente di consenso elettorale, il quale per fortuna sta svanendo…
Gli imprenditori dovrebbero veramente rischiare in prima persona e scommettere su innovazione  e produttività; gli operai a loro volta impegnarsi affinchè la propria azienda sia non un “nemico” bensì la casa comune nella quale impegnarsi e sacrificarsi per affermarsi e sviluppare le proprie attitudini; i rappresentanti sindacali tutelare e vigilare sull’applicazione di tutte quelle norme vigenti in materia attenendosi esclusivamente a questo senza invadere il campo politico; i politici a loro volta, incentivare e valorizzare le ricchezze del territorio nel rispetto della legalità e dell’ambiente, favorendo uno sviluppo sostenibile e sicuro!
E’ difficile impegnarsi su queste poche regole? Altra domanda che vi sottopongo: perché nel Mezzogiorno non si è sviluppato il sistema cooperativistico? Eppure vi sarebbero tante opportunità, per i giovani, in modo particolare, in tutti i settori economici: dai servizi, alla distribuzione, al terziario, ecc.
Se non cambiamo il nostro modo di ragionare su tali temi, è inutile lamentarsi sulle condizioni del Sud, è inutile piangersi addosso, è inutile dire “da noi non funziona nulla…”.
Nel frattempo vi consiglio di leggere le poche pagine di un libro: “L’economia buona di Emanuele Campiglio – Bruno Mondadori Editore – Eur 14,00”.
Buona Lettura!

giovedì 24 maggio 2012

L’ARTE DELLA POLITICA

Cari sassolini riprendiamo la nostra rubrica dopo un periodo di “par condicio”?, termine stupido, per dare spazio alla campagna elettorale nella nostra cittadina. Prima di tutto vorrei augurare buon lavoro alla nuova amministrazione, non sarà facile amministrare in tempi così difficili.
In questi giorni tutti noi abbiamo commentato, criticato, almeno una volta l’esito delle urne, facendo calcoli, intuendo preferenze e quant’altro. A Pietramelara non si parlava d’altro, seppur, a differenza di altre volte, in modo più cauto, apparentemente…
Vorrei soffermarmi, invece, andando forse controcorrente, sull’elevato numero di elettori i quali hanno deciso di non esercitare il loro diritto al voto. Se non ricordo male sono stati oltre mille i pietramelaresi che non si sono recati ai seggi!
In tempi nei quali le difficoltà albergano in ogni famiglia, questa massa di cittadini ha ritenuto opportuno pensare ad altro: ai propri problemi, alla mancanza di lavoro, alle imposte da pagare, al caro benzina, ecc.ecc. Tanto parliamoci chiaro: nessuno ha la “bacchetta” magica per risolvere i tanti problemi che affliggono la nostra società! A mio giudizio è stata una maggioranza silenziosa che ha voluto dimostrare la propria contrarietà contro la politica, i suoi rappresentanti, gli slogan e le promesse “sbandierate”. Sinceramente non incantano più nessuno! Quindi bisogna rispettare questa loro scelta seppur a malincuore.
“A cosa serve la politica?”, questo è il libro consigliato questo mese, scritto da Piero Angela-Mondadori Editore Eur 18,00.
Parlare di politica oggi è dunque un azzardo, tuttavia, Angela da quel grande divulgatore che è, riesce a spiegarlo molto bene. Nessuno chiede ai politici “giochi di prestigio” ma la capacità di interpretare i desideri del cittadino nel miglior modo possibile, attuando pochi punti: produrre ricchezza e non tanto la sua distribuzione, la conoscenza dei problemi, senso civico ed un po’ di fantasia. Tutto questo naturalmente alla luce di quella meritocrazia che è assente nel panorama politico italiano.
Per tornare al nostro “orticello” locale, la speranza è che nei prossimi anni, si faccia avanti una nuova generazione politica e che le “solite facce” riescano a fare un passo indietro, poiché dovrebbero capire di abbandonare la vita pubblica al momento giusto. Faccio mie le parole di un senatore ai tempi di Seneca: “Non avrei potuto fare diversamente: che sarebbe accaduto se non avessi accettato? Era assolutamente necessario…”.
Il grande filosofo dell’antichità gli rispose: “Nessuno è obbligato a correre sulla via del successo; ma, se proprio non vogliamo andare contro corrente, e già qualcosa se restiamo fermi e non invitiamo la fortuna a portarci avanti”.

mercoledì 21 marzo 2012

IL SASSOLINO DELLA REGINA 3/2012

Cari sassolini vorrei prima di tutto ringraziare tutti Voi per l’affettuosa solidarietà pervenutami, in vario modo, per l’increscioso episodio di violenza del quale mio malgrado sono stato coinvolto. Grazie di cuore! Purtroppo nella vita chi fa del bene non deve certo aspettarsi delle prebende particolari ma neppure dei cazzotti……! Ripartiamo dunque per questa nuova avventura della nostra rubrica, nella speranza di continuare ancora a lungo!
Corrotti, lussuriosi, crudeli, violenti, blasfemi, ecc.ecc., nel corso dei secoli sono stati sprecati molti aggettivi per descrivere una delle famiglie più discusse della storia: i Borgia o Borja. Spagnoli, originari della regione valenzana, trassero la loro fortuna grazie ad Alonso. Il giovane, sveglio ed intelligente, venne fatto studiare grazie ai favori di un padre domenicano che aveva intuito le doti del ragazzo. I suoi studi giuridici lo posero in evidenza alla corte aragonese dominata da intrighi e negli ambienti religiosi in quanto, nei primi anni del XV secolo, l’Europa cristiana era lacerata dallo Scisma tra il Papa di Roma e quello di Avignone.
Alonso seppe conquistarsi la fiducia della Corona d’Aragona e quella del Pontefice d’Avignone: Benedetto XIII, anche lui spagnolo. Nominato vescovo di Valenza, il Borgia appoggiò le rivendicazioni di Alfonso V d’Aragona sul trono di Napoli contro la monarchia angioina. Cardinale e diventato ago della bilancia in vari conclavi, nel 1455 alla morte di Niccolò V, venne eletto al Soglio Pontificio con il nome di Callisto III a 77 anni, elezione di compromesso tra le varie famiglie romane che all’epoca si alternavano sul trono di San Pietro. Immediatamente a Roma arrivarono i tanti nipoti del nuovo Papa, figli delle sue sorelle, tra i quali si distinse subito il giovane Rodrigo. Corse subito voce che l’aitante giovanotto fosse in realtà figlio e non nipote del Papa, ma non dobbiamo scandalizzarci più di tanto, in quanto in questi secoli il Vicario di Cristo non era solo il capo della Chiesa Romana, ma soprattutto un vero e proprio sovrano indipendente, al pari degli altri reali europei. Rodrigo intraprese i suoi studi giuridici presso l’università di Bologna e a soli 25 anni venne eletto Cardinale.
Da anni aveva una relazione con tale Vannozza Cattanei la quale gli aveva dato 4 figli, ma non fu la sola, famosa fu un’altra sua amante: Giulia Farnese, una delle donne più belle del tempo. Diventato potentissimo grazie a cariche e ricchezza, alla morte dello zio Papa, rivaleggiò con l’acerrimo nemico cardinal Giuliano della Rovere nel conclave che portò  all’elezione di  Innocenzo VIII Cybo. Ma i suoi nemici nulla poterono alla morte di questi, nel 1492, quando il Borgia riuscì, corrompendo i più influenti membri del Sacro Collegio e l’appoggio degli Orsini, dei Colonna e del cardinal Ascanio Sforza, a farsi eleggere col nome di Alessandro VI.
Fu l’apoteosi per tutta la famiglia! Senza scrupoli, fede e morali, tuttavia come abbiamo accennato l’epoca era quella. Papa Borgia fu un grande mecenate ed abile politico, protesse gli Ebrei, favorendo la diffusione della pratica del Rosario tra la popolazione, ecc., insomma dopo secoli di “leggenda nera” gli storici hanno rivalutato in parte la sua figura. Ed i suoi famosi figli? Partiamo da Cesare, il suo “pupillo”. Avviato alla carriera ecclesiale, la abbandonò per il mestiere delle armi, diventando Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa con il preciso compito di assoggettare i tanti conti, marchesi e duchi dell’Italia Centrale che nel corso degli anni, contando sulla debolezza del potere temporale, si erano resi indipendenti dal Papato. Duca delle Romagne, Cesare, il famoso “Valentino”, indicato dal Machiavelli come esempio di “Principe”, con l’astuzia e la violenza riuscì nel suo intento in pochi anni, creandosi una vera e propria Signoria, ma la morte del padre Pontefice nel 1503 ne vanificò gli sforzi, trovando la morte combattendo per il cognato in uno sconosciuto villaggio della Navarra. La sorella Lucrezia, famosissima, protagonista di poemi e romanzi, accusata di incesto col padre e con i fratelli, fu semplicemente una vittima delle lotte politiche ed infelice moglie. Dopo le sfortunate nozze con Giovanni Sforza ed Alfonso d’Aragona, trovò la serenità coniugale e di madre con il terzo marito, Alfonso I d’Este duca di Ferrara, morendo ancora giovane. I discendenti di questa grande famiglia regnano ancora in Europa…. Per chi volesse approfondire l’argomento, tra i tanti, consigliamo per la sua economicità: “La saga dei Borgia di Antonio Spinosa – Oscar Mondadori – Eur 10,50”.

giovedì 26 gennaio 2012

SOLIDARIETA' AL NOSTRO REDATTORE GIUSEPPE POLITO

In questo numero del Sassolino non abbiamo inserito la consueta rubrica Il Sassolino della Regina di Giuseppe Polito. Il nostro redattore è stato vittima di un episodio di violenza che vogliamo rendere noto anche noi. Giuseppe è stato aggredito, malmenato e ricoverato in ospedale. Tutto sarebbe accaduto nello studio di commercialista lungo via Baia. Qui, mentre Polito era seduto alla propria scrivania, ha fatto irruzione un imprenditore riardese, attivo nel campo dell’autotrasporto. Giuseppe T. – secondo il racconto di alcuni testimoni e diverse indiscrezioni raccolte in paese – si sarebbe scagliato contro Polito colpendolo ripetutamente al volto con alcuni pugni e rovesciandogli contro la scrivania. Provvidenziale l’intervento di alcune persone presenti che avrebbero impedito all’imprenditore di continuare nell’aggressione. Giuseppe avrebbe lasciato lo studio dopo aver pronunciato una serie di offese e minacce contro Polito. Secondo alcune voci raccolte in paese, alla base dell’aggressione ci sarebbero motivi di interessi. Infatti Polito e il suo aggressore erano soci nella stessa azienda di trasporti. Poi Polito avviò la procedura per uscire dal sodalizio. Dopo anni di battaglie legali nei giorni scorsi è stato notificato all’aggressore un decreto ingiuntivo. Questo potrebbe essere stato il movente dell’aggressione. Tutta la redazione condanna questo vile gesto ed è vicina a Giuseppe.

lunedì 26 dicembre 2011

Il SASSOLINO DELLA REGINA - DICEMBRE 2011

Cari sassolini, in questo ultimo appuntamento della nostra rubrica per il 2011, lasciatemi spendere qualche parola, a conclusione delle manifestazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, su un personaggio a me molto caro: Margherita di Savoia, la prima regina d’Italia. Non so quanti di voi e mi rivolgo ai più giovani, ha mai studiato o sentito parlare di lei. Prim’ancora di essere una principessa e poi una sovrana, ella fu una donna che seppe, in un particolare momento storico della nostra amata Patria, infondere in tutti gli Italiani l’orgoglio di essere tali dopo il periodo eroico e tragico del Risorgimento.Figlia di Ferdinando di Savoia duca di Genova, fratello minore di re Vittorio Emanuele II e della principessa Elisabetta di Sassonia, Margherita rimase ancora in tenera età orfana di padre. La sua fanciullezza la trascorse nel castello di Agliè con la madre ed il fratellino Tommaso, ricevendo un’educazione degna del suo rango. Nel frattempo la nostra Penisola, seppur tra mille difficoltà, si era incamminata sulla strada dell’unificazione nazionale sotto l’egida di Casa Savoia. Né alta né bellissima, Margherita aveva di suo un grande fascino, una grande chioma bionda e due occhi azzurri, oltre ad una viva intelligenza ed una comunicabilità fuori dal comune. La morte prematura della regina Maria Adelaide, moglie dello zio Vittorio Emanuele II e l’allontanamento dalla corte della madre, la quale illudendosi di poter sposare il cognato sovrano vedovo, si era invaghita di un semplice funzionario di corte, portarono Margherita ad essere ufficiosamente la “prima dama” del Regno d’Italia in tutte le manifestazioni ufficiali, accompagnatrice dello zio Vittorio, in quanto le figlie di quest’ultimo, le cugine Clotilde e Maria Pia, erano già sposate da anni e vivevano all’estero.
Dopo la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, alla corte di Torino iniziarono a giungere domande di matrimonio per Margherita da parte di molti Principi europei, primo fra tutti Carol di Romania. Tuttavia ben più importante era predisporre le nozze dell’erede al trono Umberto, figlio primogenito di re Vittorio Emanuele II. I contatti del governo e della corte italiana presso le altre case reali non avevano dato i frutti sperati, in quanto nessuna delle grandi dinastie europee voleva ancora imparentarsi con gli ultimi “arrivati” , i Savoia appunto. Si decise pertanto di rivolgersi agli Absburgo, anche per tentare un riavvicinamento tra i due Paesi dopo le guerre risorgimentali. Venne prescelta Matilde d’Austria, figlia dell’arciduca Alberto duca di Teschen e di Enrichetta di Nassau-Weilburg. Ma il destino era in agguato: la sera del 6 giugno 1867 nel palazzo viennese della celebre imperatrice Sissi, in attesa di andare a teatro, Matilde si accese una sigaretta e per nasconderla agli occhi del padre, inavvertitamente fece prendere fuoco al suo abito di tulle! Morì qualche giorno dopo tra atroci sofferenze.
A questo punto sfumate le nozze con gli austriaci, il Presidente del Consiglio Menabrea, propose a re Vittorio proprio la nipote Margherita quale moglie del figlio Umberto onde rafforzare l’immagine della dinastia. Vittorio rispose in dialetto piemontese: “Ma l’è masnà”, cioè “è ancora
una bambina”, ma ben presto nonostante i suoi 17 anni, il sovrano si rese conto che la nipote era matura per quell’impegnativo passo. Quando Umberto andò ufficialmente a chiederle la mano, la risposta di Margherita passò alla storia: “Tu sai quanto sono orgogliosa di appartenere a Casa Savoia, e  lo sarò ancora di più diventando tua moglie!”. Le nozze furono celebrate nel 1868 e la coppia iniziò subito a viaggiare per tutta il Paese per farsi conoscere dai nuovi sudditi. L’anno dopo nacque l’erede Vittorio Emanuele a Napoli, tra il tripudio del popolo. Purtroppo il bambino, frutto dei molteplici matrimoni tra consanguinei, nacque rachitico e Margherita ne venne ferita nel suo orgoglio di madre. Nel 1878 alla morte del suocero divenne Regina d’Italia e si installò al Palazzo del Quirinale che trasformò da tetro palazzo della Roma pontificia in una delle regge più sfarzose d’Europa. Il suo salotto culturale divenne celebre nell’ ospitare poeti, scrittori, artisti, politici, anche critici della monarchia. Sopportò le infedeltà del regale consorte con grande signorilità. Ai suoi piedi “cadde” anche Giosuè Carducci, noto anticlericale e fiero repubblicano, il quale conoscendola ne divenne il suo più fiero ammiratore. Tra eventi sismici, epidemie, scandali, l’Italia “umbertina” lentamente entrò a far parte del concerto delle grandi Potenze europee. Promosse la moda italiana e fu patrocinatrice di eventi culturali e sociali. In politica preferì sempre la fermezza, auspicando per il Paese governi “forti” che potessero consolidare la giovane struttura dello Stato italiano, così come appoggiò l’impegno coloniale dell’Italia al pari delle altre nazioni. Dove fallì fu nel rapporto con il figlio, questi per tutta la vita la considerò la causa della sua piccola statura e delle dolorose cure mediche al quale venne sottoposto. Margherita amava l’eleganza, i gioielli, in particolare le perle,  le feste ed i balli di corte, ma pure i lunghi soggiorni in montagna nell’amata Valle d’Aosta. Fu tra le prime estimatrici dell’automobile. Non mancava di aiutare i poveri, le famiglie sfortunate con donazioni personali ecc. Quando il marito Umberto I cadde assassinato dall’anarchico Bresci nel luglio 1900 ben comprese che il suo tempo da protagonista era terminato, lasciando la “scena” al figlio Vittorio Emanuele III ed alla moglie, Elena del Montenegro. Visse ancora a lungo, dedicandosi all’alpinismo, all’attività di beneficenza ed a supportare i giovani talenti in tutte le arti. Durante la Prima Guerra Mondiale si attivò nell’organizzare ospedali e rifugi per i feriti e gli sfollati. Nel 1922, alla vigilia della famosa “marcia su Roma”, alcuni collaboratori di Mussolini le fecero visita a Bordighera ove si era ritirata. Morì a 75 anni ed è l’unica tra le regine d’Italia ad essere stata tumulata nel Pantheon di Roma.
Consiglio la lettura di: “La regina Margherita” di Carlo Casalegno – Il Mulino – Eur 15,49; “La corte dei Savoia” di Carlo M.Fiorentino – Il Mulino- Eur 27,00. BUONE FESTE A TUTTI!

sabato 19 novembre 2011

“UN MESTIERE DIFFICILE….”“

Al Sud governare è difficile, complicato, rischioso. La scelta del sindaco in un comune del Sud determina l’equilibrio del nostro paese più che un Consiglio dei ministri. Coscienza pulita, schiena dritta. Prima di lui, nel nostro comune, la disciplina non esisteva, esistevano diritti, ma nessun dovere. La sua elezione portò a condividere questa scelta con i cittadini, renderli partecipi dei problemi e della possibilità di risolverli insieme è tutt’altro che imporre, vietare, minacciare. E’ grazie a questo impegno costante che nascono risultati eclatanti. Cosa vuole il cittadino dal suo amministratore? Poche cose: lo sviluppo del territorio a costo zero (comprendendo che l’attuale crisi economica taglierà ulteriormente i fondi statali agli enti territoriali – n.d.a.), una buona amministrazione che non gravi sul cittadino, la manutenzione e lo sviluppo della viabilità, migliorare la raccolta dei rifiuti, rendendola moderna ed indipendente, recuperare i beni ambientali ed architettonici, retaggio e patrimonio della comunità, far pagare i tributi, evitando così provvedimenti che potrebbero bloccare il rilascio di licenze e permessi per qualsiasi tipo di attività commerciale e non solo, disciplinare ed armonizzare il traffico cittadino, con l’imposizione dei parcheggi a ticket, non sempre ben visti ed accettati, certo, ma che rendono, e tanto. Potenziare il decoro urbano e civile, vietando di buttare a terra cicche e mozziconi di sigarette, pena un’ammenda pecuniaria, per non parlare poi del controllo sui “bisogni” di cani e gatti, con altrettante multe ai proprietari che non osservano le normative vigenti. Tutti i cittadini devono avere uguaglianza davanti ai doveri e parità di diritti per tutti. Se vuoi capire se un uomo è leale devi toccarlo sui soldi, sugli interessi, chiedendo magari di cedere qualcosa di suo per il bene pubblico… Nella  vita non vi è riconoscenza: la gente appena riceve il piacere richiesto, se ne dimentica. Ti lascia, ti segue fino a che non hai esaudito il suo desiderio. Poi, se quella stessa persona subito dopo la tocchi negli interessi diventa il tuo peggior nemico. L’amministratore locale  non deve essere un politico di “carriera”, bensì un servitore della politica, cioè essere al servizio del cittadino: ascoltarlo, rispondergli direttamente, essere presente sul territorio, farsi vedere, ascoltare, risolvere le tante piccole difficoltà di ogni giorno. Promuovere lo sport e la cultura, ma anche commercio, agricoltura, artigianato, industria, attingendo dai fondi europei e valorizzare i giovani, nell’istruzione e nel mondo del lavoro”. Tutto questo e tante altre cose le potrete leggere nel “Il sindaco pescatore” – Storia di Angelo Vassallo – Mondadori Editore Euro 17,00. In queste settimane nelle quali si sente tanto parlare di elezioni, a livello centrale e locale, il prossimo anno saremo chiamati alle urne per le elezioni comunali, sarebbe opportuno a chi volesse presentarsi, di leggere questo libro, non fosse altro perché colui che incarnava tutto questo che ho appena descritto, Angelo Vassallo, appunto, sindaco di Pollica, è stato assassinato il 5 settembre 2010 ed i  colpevoli sono ancora impuniti! Per la verità molte delle cose che il povero Vassallo, socialista di vecchio stampo, cercò di attuare, riuscendovi, ma anche il suo “approccio” alla politica, sono alla base della “missione” di un politico, come ebbi modo di evidenziare già nel lontano 1994, nel mio “Un cuore nuovo per la politica pietramelarese”, onde spronare la classe politica locale e nazionale, alla caduta della cosiddetta “prima repubblica”, a guidare un vero rinnovamento di uomini ed idee. Questo mese quindi, consiglio “caldamente” ai politici “nostrani” di ieri, oggi e domani ed a quanti volessero impegnare politicamente, di leggere prima questo bel libro e poi decidere… Cari sassolini, ringrazio della stima ed amicizia quanti, fermandomi per strada, si complimentano per queste poche righe che mensilmente tentano solo di favorire la lettura e la crescita civile e morale della nostra Pietramelara.

domenica 23 ottobre 2011

“E’ IN ARRIVO SUL BINARIO…..”

Tanto tempo fa, ma tanto tanto, le nostre opere pubbliche erano un orgoglio nazionale. Mi riferisco, per esempio, alla costruzione della famosa “Autostrada del Sole”, la quale iniziata a metà degli anni ’50, venne inaugurata nel 1960, collegando Milano a Roma, superando ostacoli di tutti i tipi: geografici, locali, politici, ecc.ecc., un’opera che venne ammirata da molti Stati esteri per il suo ardire progettuale e costruttivo. Un Paese come il nostro, cari sassolini, che dalle Alpi si allunga nel Mediterraneo verso l’Etna, era anche inevitabile che le ferrovie diventassero un altro dei fattori unificatrici della nostra storia comune. Prima dell’Unificazione, i 7 staterelli che componevano la Penisola avevano pochi chilometri di strada ferrata, principalmente per collegare siti reali o caserme. Fu nel Regno Sardo che Cavour, arrivato al governo, diede un forte impulso al loro sviluppo ben intuendo la ricchezza che ne poteva trarre il Piemonte, sia economica che sociale. Infatti alla vigilia del 1861, era il Regno di Sardegna ad avere la maggiore rete viaria italica.
All’indomani del processo unitario, fu logico, quindi, dare un nuovo e vigoroso impulso alla costruzione di una rete ferroviaria moderna ed efficiente. Prima di tutto vennero varati progetti volti ad unire il Mezzogiorno al Nord, con la costruzione di una ferrovia che unisse l’Adriatico con il Tirreno per poi salire verso le dorsali appenniniche. Lo Stato italiano impegnato economicamente a dare una struttura unitaria ad un Paese da secoli e secoli diviso, non potè sopportare da solo questo sforzo immane, quindi si rivolse ai grandi investitori esteri, francesi ed inglesi principalmente. In pochi decenni così l’Italia si dotò di un sistema di collegamenti ferroviari, i quali se non potevano rivaleggiare con quelli di Francia e Gran Bretagna, comunque assicurarono i collegamenti interni e lo sviluppo socio-economico.
Durante il periodo fascista ci fu un altro periodo di sviluppo e di modernizzazione delle ferrovie, con l’introduzione anche di vagoni e locomotive futuristiche per quegli anni. Il secondo conflitto mondiale portò inevitabilmente alla distruzione delle ferrovie italiane tra bombardamenti e sabotaggi.
Le ferrovie ritrovarono nuovo slancio nel dopoguerra grazie agli aiuti del famoso “Piano Marshall” e lentamente vennero ricostruite le linee di collegamento sia per i passeggeri che per le merci. Tra gli anni ’60 e ’70 i nostri treni ritornarono in auge per tecnica, trasporto e quant’altro. Furono introdotti i locomotori ETR, tra i quali il famoso “Settebello” che in poche ore collegavano Milano e Roma, quando questo elettrotreno sfrecciava nelle stazioni più piccole tutti erano lì a guardarlo. E in quegli anni chi non ha posseduto, per quelli della mia generazione, almeno un trenino?, sia esso elettrico, di plastica o a carica? A dire il vero ne dovrei avere ancora uno in soffitta, se la moglie non l’ha buttato via, in quanto si sa le donne hanno la capacità di gettare tutto o quasi…., ma questo è un altro discorso.
Se facciamo oggi il raffronto le attuali FS possono essere tutto meno che una società di servizi adeguata! Quando poi parecchie linee sono passate sotto la gestione regionale…., questo sarebbe l’anticamera del federalismo? Treni sporchi, nei quali c’è tutto di più, carrozze obsolete, disservizi, ritardi, insomma si viaggia meglio in India dove i passeggeri sono alloggiati anche sui tetti dei vagoni!
Per quanto riguarda i collegamenti della nostra zona, bè… L’ultima notizia è la soppressione della “Freccia d’Argento” che partendo alle 18.45 da Roma collegava Bari con sosta a Caserta. Avete mai provato a raggiungere da Vairano-Caianello Roma Termini? E’ diventata un’Odissea! Non vi sono più treni per buona parte della giornata. O si parte di notte o niente? Se uno studente o un pendolare deve arrivare a Roma tra le 8.30 e le 9 del mattino è inevitabile il cambio a Cassino! Al ritorno bisogna aspettare i collegamenti delle 16.40, 17.08 ed oltre. Si parte di notte e si arriva a casa egualmente di notte, tra l’indifferenza dei nostri politici di destra, sinistra, centro, centro-destra, centro-sinistra e di altri gruppi del “kamasutra” politico! Cosa abbiamo mai fatto per meritarci costoro? Certo loro viaggiano con le “auto blu” con paletta incorporata, o sui “Freccia Rossa”, non hanno problemi di orari, di lavoro…
Questo mese vi consiglio la lettura dell’orario Trenitalia e, per chi volesse sentire l’orgoglio di come eravamo, “L’Illustrazione Italiana” Eur 7,90 in edicola, dedicata proprio anche alle ferrovie italiane.
Ps: molti sassolini lamentano che i testi che suggerisco sono difficile da reperire! Quanto mai? Se non sono disponibili al momento nelle due edicole e nella libreria locale, ordinateli alle stesse, in pochi giorni saranno a Pietramelara!
Si parte! Buona lettura in” carrozza” dal vostro Giuseppe Polito.

martedì 27 settembre 2011

IL SASSOLINO DELLA REGINA - ANNO 2 NUM.2

Cari sassolini, se qualcuno tra di voi  pensa che i politici sono dei “missionari”…, tenterò di fargli cambiare idea!
492mila Euro è la somma che Giovanni Copertino ex democristiano, oggi Pdl, ha avuto come “liquidazione” dopo 20 anni di attività politica alla regione Puglia prima come consigliere poi come presidente della giunta. Oltre 31mila Euro è l’importo che l’ex presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo ha ricevuto come “buonuscita” alla fine del suo mandato. 5.802 Euro è l’importo mensile del “vitalizio” che, dal 2008, l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio percepisce dalla Camera dei Deputati. Ho riportato, ma si potrebbe continuare, questi anacronismi di diverse aree politiche per sottolineare, come, quando si tratta di soldi, i nostri politici sono uguali!
Passiamo ad un altro capitolo: dal 2001 al 2010 è del 49% l’aumento dei costi degli organi costituzionali (Presidenza della Repubblica, del Consiglio, Senato, Camera, Corte Costituzionale ecc.); in particolare è del 65% la crescita delle spese del Senato nel 2010 rispetto al 2001, mentre è del 19% l’aumento degli stipendi dei dipendenti sempre del Senato negli ultimi 4 anni, organo della Repubblica che, tutti, a parole, vorrebbero abolire e trasformare in rappresentanza regionale. Come è possibile che un semplice consigliere regionale lombardo o siciliano, possa guadagnare quanto e più dei governatori di Stati come il Maine, il Colorado ecc.? Certo non sto sciorinando cose non conosciute, ma davanti ai buoni propositi della nostra classe dirigente, che soltanto a parole vuole tagliare i costi della politica, queste “vergogne” si perpetuano da troppo tempo, quando poi il Paese reale è alle prese con la più grave crisi economica, sociale e morale, della nostra storia! E cosa dire poi di quel “sottobosco” di immoralità che alberga in ogni partito? La nostra Italia merita tutto questo? E’ rivoltante sapere e non è demagogia o qualunquismo, che la colpa alla fin fine è solo la nostra, poiché abbiamo accettato supinamente una “porcata” di legge elettorale, nella quale meriti e moralità sono assenti, illudendoci che non selezionando chi ci rappresentasse, lasciando campo libero alle segreterie politiche,  potesse semplificare o eliminare corruzione e voto di scambio! A settimane alterne da destra come da sinistra arrivano proposte per “tagliare” i quasi mille tra onorevoli e senatori in un Paese che conta 60 milioni di abitanti. Gli Stati Uniti con oltre 200milioni di cittadini hanno un centinaio di rappresentanti e si potrebbe continuare. Nelle ultime finanziarie di questa pazza estate c’è qualche articolo inerente a ciò?
Leggendo l’ultimo libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, tra i primi con il famoso “La casta” (2007) a fustigare i costi ed i capricci della politica italiana, a titolo “Licenziare i padreterni – Rizzoli Editore 9,00 Euro”, avrete la voglia di “marciare” sul palazzo e “cacciare” questi farabutti. Dirò un paradosso: se “rubassero” tutti costoro, ma fossero capaci almeno di fare politica, bè, personalmente chiuderei un occhio…, ma davanti alla loro arroganza ed ignoranza, non c’è occhio che possa chiudersi!
La nostra generazione ha tentato nel ’68 e dopo di cambiare la statica società italiana del tempo, non saprei dirvi se con gli scioperi, le manifestazioni, le proteste, ci siamo del tutto riusciti. Cari sassolini, dovreste essere voi a continuare quella “rivoluzione” incompiuta, ad avere il coraggio dei ragazzi tunisini, egiziani, libici, greci e spagnoli. Non servono “girotondi”, “grillini” o fac-simili, occorre semplicemente prendere nelle proprie mani il futuro di questa Italia.
Buona lettura dal vostro Giuseppe Polito.

lunedì 22 agosto 2011

IL SASSOLINO DELLA REGINA - ANNO 2 NUM.1

Cari sassolini, negli ultimi anni avrete sicuramente sentito spesso la parola “federalismo” ma, come spesso accade in Italia, citiamo parole delle quali non sappiamo definizione ed origine …
Partiamo da una considerazione: nel mondo non si è mai verificato che uno Stato unitario divenisse federale. Quelli esistenti: Stati Uniti d’America, Svizzera, Germania, ecc., nacquero già con questa caratteristica. Insomma, il federalismo è diventato la panacea di tutti i mali della nostra repubblica: politici, sociali, economici, culturali ecc., così come il lombardo Carlo Cattaneo è stato spesso citato per essere stato il primo a propugnare la nascita di un’Italia federale, sull’esempio elvetico insomma. Ma anche nel ricordare Cattaneo, la Lega e tanti altri travisano completamente la storia. Cattaneo si considerò per tutta la vita prima di tutto un lombardo, leale suddito dell’impero austriaco, fautore della trasformazione dello Stato asburgico in una specie di “Commonwealth” plurinazionale al cui interno potessero trovare “voce” anche i territori italiani. Uomo colto, bocciò lo Stato unitario sabaudo, ma rifiutò anche il modello repubblicano di Mazzini, ed il governo dittatoriale di Garibaldi. Quindi farne uno dei “padri” del Risorgimento è totalmente sbagliato! Pochi invece amano ricordare coloro i quali, in tempi recenti, si batterono in primis per un’Europa unita e non burocrate, un’Europa dei popoli e non di finanzieri e banchieri, un’Europa non con un asse franco-tedesco. Ci riferiamo, ad esempio, ad Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ecc.
Personalmente non ho mai creduto in un’Europa unita né tantomeno nel federalismo. Le autonomie amministrative esistevano già in passato fin dalla nascita del Regno d’Italia nel 1861 ed in seguito sarebbe bastato che si fosse attuato una “buona politica” dal centro alla periferia per non agognare questo “federalismo”. Durante i governi della Sinistra ci fu la modifica del Titolo V della Costituzione sulla ripartizione delle competenze impositive tra il centro e la periferia; poi con i governi di Destra e sotto la “stimolazione” leghista si sta andando verso un federalismo fiscale, né equo né solidale. Lo sanno i cittadini che dal 2012 entrerà in vigore l’Imposta Municipale Unica (IMU) che assorbirà tutte le varie gabelle comunali, poi ci sarà l’aumento delle addizionali comunali e regionali, ossia la quota dell’Irpef che Roma concede alle amministrazioni locali per finanziare progetti e pagare la macchina burocratica. Alla luce della crisi economica-finanziaria mondiale ma soprattutto per l’incapacità della classe politica italiana ad autoregolamentarsi e fare il proprio dovere negli ultimi 30 anni, l’Italia ha uno dei più grossi debiti pubblici del globo, unitamente ad una scarsissima crescita interna e sfiducia sui mercati. Bastava governare e non rubare, impegnarsi per il bene pubblico, evitare eccessi di “casta”, purtroppo non è stato così. Fino a quando i nostri giovani avranno un piatto di minestra sulla tavole non avremo le piazze in rivolta, ma non saprei dirvi fino a quando questo piatto ci sarà ….
Buon appetito “sassolini” dal vostro Giuseppe Polito.
Ah, dimenticavo il consiglio di lettura di questo mese: un bel cruciverba per tenere allenata la vostra mente. Arrivederci a settembre!

mercoledì 20 luglio 2011

IL SASSOLINO DELLA REGINA - ANNO 1 NUM.12

Anna carissima,
è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E' indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.
Ricordi i giorni dell'U.m.i. (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.
I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (...)
Giorgio

Cari “sassolini”, in quest’epoca così oscura ed avvilente per la politica e per i suoi rappresentanti, è bello sapere che un tempo, anche in Italia, c’erano Persone come l’avvocato Giorgio Ambrosoli,  commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, assassinato dai sicari del proprietario di questo istituto,  Michele Sindona (già “pupillo” di Andreotti), la mattina dell’11 luglio 1979 a Milano. Un Uomo d’altri tempi, ricco di quei valori che la nostra Italia a 150 anni dalla sua nascita sembra aver smarrito. Per le vostre vacanze sarebbe d’obbligo leggere: “Qualunque cosa succeda di Umberto Ambrosoli – Sironi Editore Eur 16,20” oppure: “Un eroe borghese di Corrado Stajano – Einaudi Editore Eur 11,50”. Leggendo almeno uno di questi libri, avrete il desiderio, poi, di cambiare l’Italia! Buona lettura e buone vacanze dal vostro Giuseppe Polito.

lunedì 30 maggio 2011

IL SASSOLINO DELLA REGINA - NUM.11 ANNO 1

Cos’è l’amicizia? A a mio modesto avviso è un sentimento più forte dell’amore, è la sensazione che un’altra persona ti pensi, ti dedichi il suo tempo, alla quale puoi confidare i tuoi più intimi segreti, il depositario delle tue paure, dei tuoi desideri, un essere sul quale puoi contare quando nella vita hai un attimo di smarrimento, paura, dolore, ecc. Alberto Moravia diceva “che un amico è qualcuno a cui si telefona tutti i giorni…”. Nella nostra epoca cerchiamo l’amicizia in modo “artificiale”, ossia sui social network o sui social media. Ognuno di noi ha avuto un amico, un’amica cosiddetta “del cuore”, fin dalla prima infanzia possiamo individuare la persona con la quale è in sintonia il nostro cervello, spesso anche il nostro corpo. Vuoi per affinità caratteriali, spesso l’amicizia la troviamo in persone diversissime da noi stessi, proprio perché vorremmo essere come loro, averne pregi e difetti. L’amicizia ha una straordinaria capacità di formarci interiormente, di educarci e farci crescere. Tuttavia può essere un’arma a “doppio taglio”, in quanto vi sono amicizie che celano insidie pericolose ed è da queste che dobbiamo fuggire, sempre che riusciamo ad accorgercene in tempo.… La lealtà e fedeltà dell’amico a volte si rivela opportunismo, convenienza, interesse, il suo tradire la nostra fiducia ci lascia indifesi, feriti, sconvolti. Conosciamo fin dai tempi remoti amicizie tra ricchi e poveri, tra sovrani e schiavi, le quali hanno anche fomentato guerre e quant’altro. Seneca afferma: “Chi è amico ama; ma chi ama non è sempre un amico. L’amicizia giova sempre, l’amore talvolta può anche nuocere…”. Scrive Voltaire nel Dizionario Filosofico: “… l’amicizia è dei virtuosi: i malvagi hanno dei complici e le persone interessate hanno dei soci, ma nessuno di loro ha degli amici”. L’amicizia può stabilirsi anche tra persone differenti di età, cultura, religione, status sociale. Essa è un sentimento che richiede molto coraggio. Studiosi ne hanno analizzato l’origine senza per altro giungere a conclusioni certe. L’amicizia ha il potere di cambiare le persone rendendole più generose e disponibili. Certo in molti casi questo sentimento, paragonabile all’amore, se non più intenso, in quanto non esiste al suo interno la gelosia, il possesso dell’altro, può divenire tirannico ed esclusivo. In molti asseriscono che l’amicizia non esiste, abbiamo solo una serie di relazioni false, ipocrite, sia sul lavoro che altrove. Certo la nostra vita è ricca di competizione, sopraffazione ed ipocrisie, tuttavia l’uomo ha bisogno di relazioni umane pulite, sincere, oneste. Afferma Francesco Alberoni: “Chi non è capace di essere sincero con un amico, non riuscirà mai a esserlo con gli altri”. Che tristezza per coloro che non potendosi fidare di nessuno, finiscono per avere solo degli alleati occasionali, complici o succubi della loro esistenza! Tutti abbiamo una disperata necessità di avere un amico leale, il quale ci possa dare conforto, che arrivi quando lo chiamiamo, che resterà al nostro fianco, che sfiderà i nostri nemici, che parlerà a nostro favore difendendoci. Forse qualcuno di voi l’avrà già letto, ma il mio consiglio questo mese è per un breve libro: “L’amico ritrovato di Fred Uhlman – Universale Economica Feltrinelli” da Eur 5,50”. Buona lettura.
Giuseppe Polito

giovedì 21 aprile 2011

Il Sassolino della Regina - Num.9 Anno1 (Aprile 2011)

“…Poi disse alla donna: Moltiplicherò le doglie delle tue gravidanze; partorirai i figli nel dolore, tuttavia ti sentirai attratta con ardore verso tuo marito, ed egli dominerà su di te”. “Le donne nelle riunioni tacciano, perché non è stata affidata a loro la missione di parlare, ma stiano sottomesse come dice la legge. Se vogliono essere istruite in qualche cosa, interroghino i loro mariti a casa, perché è indecoroso che una donna parli in un’assemblea”. Versetti “coranici”? Neanche per idea, la prima citazione arriva dal Libro della Genesi, la seconda dalla Prima Lettera ai Corinti. Come si evince cari “sassolini” sotto ogni latitudine o Fede, il ruolo della donna fin dai tempi della prima donna, Eva, fu sempre subalterno all’uomo. Per millenni noi maschietti ci siamo illusi di essere il “sesso forte” per intelligenza, cultura, natura e quant’altro. Invece è la compagna della nostra vita quella che si è rivelata più forte, sia geneticamente che moralmente. La donna “angelo del focolare” tanto cara, per molto tempo dedita alla famiglia, alla casa, si è trasformata nell’altra “metà” del nostro mondo, raggiungendo la parità sessuale, l’istruzione, una propria multiforme centralità nelle società moderne. Non dobbiamo scomodare il mitico Sessantotto per tali cambiamenti. Il suo percorso è stato graduale, irto di ostacoli, sofferenze, ma inarrestabile. Al fianco di grandi uomini ci sono state grandi donne, nella storia come nella cultura, nelle arti, nelle scienze ecc. Mi è capitato di leggere ultimamente un saggio della professoressa Benedetta Craveri (nipote di Benedetto Croce): “Amanti e regine” – Adelphi edizioni € 26,50 (vi è anche un’edizione economica a metà prezzo), nel quale è riportato il pensiero di re Francesco I di Francia: “Una corte senza donne è come un giardino senza fiori”. Le donne che fossero mogli legittime o amanti, ne sono pieni anche i principali testi sacri delle tre maggiori religioni monoteiste, hanno svolto un ruolo fondamentale già nel mondo antico: dall’antico Egitto, alla Grecia classica o nella civiltà romana. Poi arrivò il Medio Evo, con le sue parole sulla fine del mondo, che vide la donna subire un nuovo forte “declassamento” per poi riaffermare il proprio ruolo nel Rinascimento, seguito da un altro periodo di subalternità durante l’epoca della Controriforma. In questi mesi come non pensare al ruolo della donna nel processo risorgimentale, troppo spesso dimenticato? Ottocento e Novecento sono stati secoli nei quali esse hanno prima timidamente e poi sempre più coraggiosamente voluto e dimostrato il loro nuovo ruolo. Vi sono donne in tutti i settori, dal militare al politico, con varie sfumature, indubbiamente, per cultura e religione. Un tempo la donna non poteva andare a scuola, fare certi lavori, ecc., secoli orsono nelle popolazioni pre-islamiche o indo-cinesi,  veniva uccisa alla nascita. C’è da dire, comunque, che non sempre vicino a grandi uomini vi sono state altrettante grandi figure femminili, spesso costoro hanno voluto o dovuto sostituirsi agli uomini in tutto e per tutto, spesso sbagliando. In politica la donna quando veramente ha l’attitudine, dimostra sorprendenti capacità superiori a quelle degli uomini. Quando si parla di “quote rosa” c’è da vergognarsi! Non bisogna tralasciare nella storia come nell’attualità, quelle donne che in presenza di un compagno “debole” ambiscono a raggiungere il potere, immedesimandosi in lui, ed in questo gioco “perverso” dei ruoli che le nostre compagne commettono l’errore più grave, rendendosi ridicole, invadenti, antipatiche. Nei tempi odierni noi uomini siamo impauriti dalla loro affermazione, sia in campo professionale che affettivo, sembriamo degli “eunuchi”, rifugiandoci nella cura ossessiva dell’immagine, rimanendo in fondo degli immaturi, delle macchine “riproduttive” ed abbiamo perso anche il ruolo di padre così fondamentale per i nostri figli. Un vero rapporto paritario tra uomo e donna, siano essi famosi o persone della nostra quotidianità, arriverà quando sapremo rispettarci vicendevolmente e ridere nei nostri tanti difetti….Cari sassolini un affettuoso saluto all’altra metà del cielo…

Giuseppe Polito

martedì 19 aprile 2011

NASCITA DI UNA NAZIONE

Dopo la caduta di Napoleone I, il famoso Congresso di Vienna nel 1815, volle ristabilire lo status quo con questa suddivisione:
·        Regno di Sardegna: Savoia, Nizza, Piemonte, Sardegna ed inglobando il territorio della Repubblica di Genova, confermato ai Savoia nella persona di Re Vittorio Emanuele I;
·        Regno Lombardo - Veneto: comprendente la Lombardia, con Mantova, il Veneto con Venezia, sotto l’amministrazione diretta dell’Impero d’Austria;
·        Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla: concesso in appannaggio a Maria Luisa d’Absburgo-Lorena, già moglie di Napoleone I e figlia dell’Imperatore d’Austria, col patto che alla sua morte lo Stato sarebbe ritornato ai legittimi sovrani, i Borbone;
·        Ducato di Modena, Reggio e Mirandola: lo Stato fu ereditato dal duca Francesco IV d’Absburgo-Lorena-Este, figlio dell’ultima discendente estense e da parte di padre, primo cugino dell’Imperatore Francesco I d’Austria, si era sposato con Maria Beatrice di Savoia, figlia del Re di Sardigna;
·        Ducato di Massa e Principato di Carrara: furono assegnati in vitalizio a Maria Beatrice d’Este, madre del duca di Modena, con la clausola che alla sua morte lo Stato sarebbe stato annesso al Ducato di Modena;
·        Ducato di Lucca: venne concesso alla famiglia dei Borbone di Parma, nella persona della duchessa Maria Luisa e del figlio Carlo Ludovico, in attesa di ritornare in possesso del Ducato di Parma e Piacenza alla morte di Maria Luisa d’Austria, poi annesso al Granducato di Toscana;
·        Granducato di Toscana: ritornò a Firenze la “tertur-genitur” austriaca degli Asburgo, nella persona del granduca Ferdinando III di Lorena, fratello cadetto dell’Imperatore d’Austria Francesco II;
·        Stato Pontificio: comprendente Lazio, Umbria, Marche e le Romagne, con città principali: Roma, Ancona, Bologna, Ferrara, sotto la sovranità del Romano Pontefice pro – tempore;
·        Regno di Napoli e Sicilia (dal 1816 Regno delle Due Sicilie): con il confine a Nord del garigliano, comprendeva tutto il Mezzogiorno italiano, ivi compresa la Sicilia, ritornò a re Ferdinando IV di Borbone, poi Ferdinando I delle Due Sicilie.
L’Austria ritornò ad essere la Potenza egemone della Penisola, sia direttamente, controllando il Lombardo-Veneto, sia indirettamente con rami minori della sua famiglia imperiale a Modena e Firenze, ma anche i sovrani degli altri Stati italici erano comunque, sottoposti ad una sovranità limitata, per i  vincoli matrimoniali con Vienna. Naturalmente questi 7 Stati, contando che Massa e Lucca vennero poi inglobate in altre entità, avevano diverse legislazioni, codici, amministrazioni, moneta, ecc., ed a differenza degli Stati germanici, i quali erano riusciti nel 1815 a formare una “confederazione” tra di loro, i nostri “staterelli” non riuscirono mai prima del’Unificazione a giungere ad una parvenza di confederazione, federazione o quant’altro, dilaniati fra le solite gelosie sovrane e con la Chiesa che non ambirà mai a proporre una vera Unità! Fu l’eredità rivoluzionaria francese, a “seminare”, dunque nei cuori e nelle menti di alcuni strati della società civile italiana, militare prima e borghese poi, quei sentimenti che in mezzo secolo portarono un Paese diviso da secoli sul cammino dell’indipendenza e dell’unificazione. I patrioti sperarono dapprima tra il 1831 ed il 1834 di affidarsi a re Ferdinando II di Borbone, ma il suo paternalismo autoritario mal si conciliava con la sete di libertà, non solo, si rivelò il sovrano borbonico degno erede della sua stirpe, pronta ad assecondare e poi a tradire le speranze della società meridionale, la quale fu la prima tra il 1820 ed il 1821 a chiedere una carta costituzionale; come nel 1848 partirono dalla Sicilia per proseguire a Napoli le istanze per un governo democratico, sempre e comunque soffocate nel sangue dal regime di Ferdinando II. Ecco quindi che le “speranze d’Italia” trovarono nel Piemonte di Carlo Alberto e poi in quello del successore Vittorio Emanuele II, nuova linfa per costruire una Nazione unita dalle Alpi alla Sicilia. Fu un processo con dei limiti, certo, ma non possiamo negarvi la partecipazione non solo di una minoranza colta e borghese, ma anche del popolo, dei giovani, delle donne. Tutti si sacrificarono da Nord a Sud per la Patria. Fu grazie all’apostolato di Mazzini, al coraggio di Garibaldi, all’intelligenza di Cavour, alla caparbietà di Vittorio Emanuele, se l’Italia arrivò, seppur in ritardo, nel “concerto delle Potenze” europee, con mille problematiche, certo, ma anche con lo spirito del sacrificio dei fratelli Bandiera, di Pisacane, dei martiri di Belfiore, del Cilento, ecc. Continuare a “sparare” sul Risorgimento e sui suoi protagonisti non aiuta certo, alla luce di nuovi documenti, a comprendere che il processo unitario seppur con molte problematiche era ormai necessario e vitale per far sì che “un Paese di morti” (Lamartine), “un’espressione geografica” (Metternich), diventasse al parti degli altri grandi Paesi europei, una sola entità: politica, economica, sociale, culturale. Anche l’espressione “fatta l’Italia, ora bisogna fare gli Italiani”, erroneamente addebitata a Massimo d’Azeglio, venne coniata nel 1896 dal senatore Ferdinando Martini in altro contesto lessicale, semmai “fatti gli Italiani, bisognava fare l’Italia”… Persistere ad accusare il Risorgimento e l’unificazione dei mali odierni del Mezzogiorno, significa non avere letto bene la storia, quella con “S” maiuscola, né tantomeno gli scritti di studiosi e storici: da Giuseppe Galasso e Sergio Romano, da Lucio Villari al compianto mio maestro Alfonso Scirocco, scomparso da pochi mesi. E’ un quarto di secolo che tento, di illustrare in convegni, conferenze, scritti, la grande stagione risorgimentale, che fu principalmente una vera e propria “rivoluzione” non solo politica ma culturale e sociale, coinvolgendo strati di popolazione fino ad allora emarginata e costretta all’esilio, alla prigionia, al patibolo…Nessuno vuole demonizzare i Borbone, hanno avuto molte qualità che col tempo tuttavia sono andate disperse in un “paternalismo” inadeguato a rispondere alle nuove realtà della società meridionale, le quali nonostante i controlli di Polizia, anelavano a seri cambiamenti costituzionali e riformisti.
I lettori del “Sassolino” devono sapere che la principale impresa economica del Regno delle Due Sicilie pre-unitario era la Chiesa, con un clero che numericamente superava di gran lunga quello di un Paese molto più grande come la cattolicissima Francia! Il patrimonio ecclesiastico ammontava a ca.40 milioni di Lire dell’epoca! Al clero era appaltata anche l’istruzione pubblica, infatti l’analfabetismo nel Sud era dell’86% con punte del 90% in Sicilia, terra mai amata dai Borbone. Tra il 1830 ed il 1859 gli anni di regno di Ferdinando II, la spesa pubblica fu irrisoria. Nel 1858, ultimi dati contabili certi, su un attivo complessivo di 32.800.000 ducati, lo Stato borbonico ne spese per opere pubbliche appena 2.216.000 a fronte di 11.911.000 per il mantenimento delle forze armate e dei reggimenti mercenari di bavaresi e svizzeri a tutela della famiglia reale! Indigenti i quartieri popolari della capitale, Napoli, la quarta metropoli d’Europa, gli ospedali erano così fatiscenti che gli stessi poveri della città si rifiutavano di ricoverarsi! Per le nozze del duca di Calabria Francesco con Maria Sofia di Baviera, il governo decise di tagliare i fondi per la Sanità onde coprire le ingenti spese. Su 1.828 comuni napoletani, ben 1.431 non erano collegati viabilmente tra loro; esistevano in un Reame così esteso solo tre strade postali! Alla vigilia dell’Unità, vi erano solo 125 Km di ferrovie, nonostante il Paese avesse avuto il primato della prima ferrovia italiana, questi pochi chilometri collegavano solo alcuni siti regi e re Ferdinando II aveva vietato alle locomotive di procedere sotto eventuali gallerie per timore di attentati! L’assenza di adeguate opere pubbliche ritardò pesantemente l’adeguamento del Sud al resto dell’Italia. Nel 1864 la linea ferroviaria adriatica collegò Bari a Bologna seguita da altri tratti nel volgere di pochi lustri, onde consentire anche alle regioni del meridione di usufruire di questa importante innovazione sia dal punto di vista economico che sociale. Su 9 milioni di abitanti, gli studenti del Regno erano solo 66mila!, un terzo dei comuni era sprovvisto di scuole primarie. Lo storico Paolo Macry osserva: “E’ clamoroso il gap che divide Napoli tanto dai grandi centri burocratici, dalle altre ex capitali, dalle città dello sviluppo economico, quando da numerosi centri di taglia media e con forti caratteri rurali, come può essere il caso di Bologna”. Per quanto riguarda l’agricoltura, in ingegnere borbonico, Carlo Afan de Rivera scriveva nel 1833: “Dacchè le nostre pianure e specialmente quelle in riva al mare rimasero spopolate ed incolte per effetto delle calamità politiche, cessò affatto l’industria dell’uomo nel regolare il coro delle acque che le attraversavano. Nel tempo stesso i disboscamenti e dissodamenti operati ne’ monti (dalle popolazioni ritiratesi ad abitare là), grandemente contribuirono a disordinare l’economica delle acque stesse che devastarono le sottoposte pianure”. La tanto decantata industria pre-unitaria del Sud, viveva esclusivamente sotto l’ombrello protezionistico delle commesse statali, in un mercato, quello europeo, il quale aveva abbandonato tale politica da decenni.
Come affermò l’economista e futuro Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, in riferimento alla politica fiscale borbonica, “…Troppa essere la predilezione per le imposte sui consumi e sommo il timore di scontentare i ceti medi con le imposte sulle professioni, sui commerci e sulle industrie…Le segretezza dei documenti finanziari; le cause del debito pubblico napoletano (meno consistente di quello piemontese) ma dovuto alle spese di occupazione di soldatesche straniere accorse nel Regno a ristabilire e difendere la dinastia, la inconsistenza delle opere pubbliche intese a crescere la potenza economica del Paese…Non esiste documento storico il quale possa essere a maggior ragione ricordato dai teorici delle finanze a sostegno delle tesi che le imposte gravavano sui popoli solo quando sono estorte da governi oppressori ritornati sulle punte delle baionette straniere, com’era il governo borbonico…”. Un’attenta e critica  analisi del sistema finanziario dei Borbone fu descritto con dovizia di particolari da Giovanni Carano-Donvito, collaboratore di Piero Gobetti, nella quale pose in luce come l’ex governo napoletano “…se poco chiedeva ai suoi sudditi, pochissimo spendeva per essi e questo pochissimo spendeva anche male…”. Secondo gli studiosi del credito, Muzzioli e Demarco, “…la penuria di piazze bancabili era anche responsabile, insieme alla scarsa mobilità dei capitali, del ristagno nella circolazione della moneta. Si calcola che all’unificazione la circolazione monetaria delle province napoletane fosse doppia di quella di tutto il resto d’Italia”. Brigantaggio e camorra furono sempre al “soldo” del governo borbonico che utilizzava questo “cancro” a proprio uso e costume in determinati periodi, anche per controllare i sovversivi ed i liberali!
Il patriota e letterato molisano, Gabriele Pepe, affermava: “Quando si parla dell’Italia meridionale e delle regioni circostanti Roma, non bisognerebbe mai dimenticare che si parla di paesi nei quali il brigantaggio è stato endemico per secoli; dove, a dirla con schiettezza, il brigantaggio era una classe sociale e il capo brigante una forza contesa dai politici”. Un’intera generazione di intellettuali, giornalisti, politici, ecc., chiamati in modo dispregiativo da Ferdinando II, “pennaruli”, furono costretti a lasciare le proprie famiglie e case, trovando “rifugio”, primo esempio di emigrazione integrata, proprio nel tanto “odiato” Piemonte sabaudo, ove venne votata il 16 dicembre 1848 la prima legge a favore degli immigrati provenienti dalle altre regioni italiane.
Viva l’Italia ora e sempre!                                                                             

Giuseppe Polito

Il Sassolino della Regina - Num.7 Anno1 (Febbraio 2011)

Cari sassolini, la notizia non deve sorprendere: un quindicenne su 5, nel nostro Paese, è semianalfabeta, ossia privo “delle capacità fondamentali di lettura e di scrittura”. A certificare questo è la Commissione europea, la quale ha incaricato un gruppo di esperti ad individuare metodi per migliorare i livelli di alfabetizzazione. Le lacune emerse in lettura, rendono per i nostri giovani “più difficile la ricerca di un lavoro e li pone a rischio di esclusione sociale”. L’Italia nei test effettuati dall’Ocse-Pisa nel 2010 e pubblicati poche settimane orsono, registra il 21% di quindicenni con “scarsi risultati in lettura”. Se i nostri ragazzi li paragoniamo ai loro coetanei di Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, siamo lontani anni luce! Davanti a noi ci sono pure la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna e perfino il Portogallo! Questi dati evidenziano la fragilità della nostra scuola, dei suoi contenuti,  degli insegnamenti e della cultura in generale,  in una società ove l’informatica è “regina”: dai computer ai cellulari e quant’altro. Nonostante tutto, comunque si rimane “ignoranti”. Leggere, leggere, leggere, non importa cosa ma leggere! Osservando i nostri ragazzi quando al mattino escono di casa tutti “griffati” dalle scarpe alle felpe, dai quaderni alle matite, agli zaini “alpini”, ecc., noi genitori siamo contenti! Eppure basterebbe conoscere l’altra faccia della medaglia, ovvero, del mondo…I giovani che protestano nelle strade de Il Cairo, Tunisi e Algeri, nella maggior parte sono laureati e conoscono perfettamente almeno una lingua straniera per esempio, anche se non sono “griffati”, anzi! Nell’Estremo Oriente, in Cina, India, Bangladesh per non parlare di molti Paesi africani, molti studenti vanno a scuola scalzi, con le loro semplici divise, ma negli ultimi decenni questi ragazzi del cosiddetto “Terzo o Quarto mondo” hanno conosciuto un’elevata alfabetizzazione. Sono tra  i migliori al mondo nelle materie scientifiche e nella conoscenza delle lingue. Hanno “fame” di sapere, cosa che i nostri ragazzi non hanno. Non hanno corredi scolastici di moda ma sanno leggere, scrivere, far di conto, parlare correttamente l’nglese. In questo 2011, nel 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia, sarebbe bello voltare pagina ed impegnarci tutti: famiglia, scuola, istituzioni, affinchè i nostri figli non finiscano gli studi più analfabeti di prima! Quindi il consiglio di lettura di questo mese è: ogni giorno leggete due pagine di un qualsiasi dizionario della Lingua Italiana. Buona lettura!

Giuseppe Polito

Il Sassolino della Regina - Num.6 Anno1 (Genanio 2011)

Cari sassolini, "Non c'è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi" (Ecclesiaste 7:20). Poche sere orsono alla TV ho seguito un servizio sulle condizioni nelle quali vive la popolazione di Haiti dopo il devastante terremoto di qualche mese fa, soprattutto le condizioni di vita dei bambini, ma non solo, dopo lo scoppio dell’epidemia di colera. Mi sono vergognato tantissimo di vivere dall’altra parte della luna… La stessa sensazione mi ha preso quando vedo tanti giovani algerini e tunisini, diplomati ed universitari, scendere nelle strade per manifestare contro l’aumento del prezzo del pane, in Paesi ove petrolio, gas e turismo apportano una ricchezza immensa, la quale tuttavia viene “goduta” da pochi…Che dire poi della nostra era cybernetica, ove siamo schiavi delle ultime “diavolerie” tele-informatiche, inviamo astronauti sui pianeti,  lasciando che ogni giorno 26mila bambini circa muoiono di fame? Le guerre certo sono sempre esistite, allora perché paghiamo profumatamente organismi internazionali per evitarle, quando sono diventati dei “carrozzoni” inutili? I messaggi e gli stili comportamentali  che ci giungono ogni giorno dal “tubo catodico” sono realmente lo specchio del nostro quotidiano?,  con un frasario blasfemo, atteggiamenti volgari, ecc.? C’è ancora una gran parte del nostro pianeta ove acqua, cibo, libertà, benessere, sono parole e condizioni sconosciute, ci avete mai riflettuto? Per non parlare dei nostri politici: “predicano bene ma razzolano male”, scendono nelle piazze a difendere la famiglia tradizionale, ma la stragrande maggioranza di loro sono al secondo o al terzo matrimonio con alcune varianti sul tema… Ed ecco che mi avvicino all’argomento del libro che vi consiglio questo mese: “Chiamami col mio nome” di Andrè Aciman – Guanda Editore Euro 15.50. E’ il racconto di come può nascere una storia d’amore tra due persone dello stesso sesso. Spero che non siate scandalizzati di questa proposta, poiché nel mondo dovremmo essere scandalizzati di ben altro!, ed ho accennato poc’anzi ad alcune situazioni delle quali dovremo vergognarci: come uomini e credenti di qualsiasi religione! Certo per un genitore non è facile scoprire che il cuore di un figlio/a batte per un coetaneo dello stesso sesso, non è facile perché comporta prima di tutto un confronto con la società, nella quale tolleriamo piercing vari, capelli colorati, pantaloni a vita bassa, pettinature estrose, ecc.ecc., droga, alcool, e quant’altro di più scurrile ci possa essere, ma abbiamo paura del “diverso”, sia esso omosessuale, immigrato, ebreo o musulmano! Facciamo anche una grande confusione tra comportamenti sessuali, accomunando parole diverse come omosessualità, pedofilia, prostituzione, coppie ed unioni di fatto, ecc., con vari vernacoli linguistici. L’importante è sempre e comunque rispettare l’altro, è sempre comunque amare col cuore, è sempre e comunque essere consapevoli che il vero scandalo non è amare Tizio invece che Caio, ma come si ama.. Ritorneremo su questo argomento approfondendolo, per il momento vi auguro buona lettura!

Giuseppe Polito

Il Sassolino della Regina - Num.5 Anno1 (Dicembre 2010)

Cari sassolini, tra pochi giorni sarà Natale e in tale occasione avrei potuto consigliarvi decine di titoli per le vostre letture ma preferisco , invece, invitarvi a riflettere, sì riflettere davanti al mistero di Betlemme. In poche parole leggere dentro di noi sul vero significato, dopo duemila anni, di quella nascita che ha cambiato la storia dell’umanità. In questi tempi ove i mille rumori dell’era tecnologica accompagnano la nostra esistenza, vi invito a ricercare davanti a quella mangiatoia, davanti a quel Bambino indifeso, un po’ di quel silenzio perduto. Il Natale non deve essere solo luci, colori, pacchi, tavole imbandite, ma soprattutto è un arcobaleno di interrogativi. Cosa desideriamo vedere nel figlio di Dio fattosi carne per la  nostra salvezza? Una persona cara in difficoltà, un malato, un disoccupato, un immigrato come Gesù che chiede aiuto, un genitore che non riesce a dare da mangiare al proprio figlio, un marito o una moglie che hanno perduto la propria dignità coniugale tradendo il vincolo matrimoniale, un anziano che domanda solo di essere ascoltato, un adolescente lacerato da mille paure, un figlio che preferisce cattive compagnie?
Anche i non credenti non possono rifiutare il vagito del Bambino, non possono respingere i ricordi di quando anche loro erano fanciulli ed estasiati dalla luce, dalle mille speranze che irradiava il ricordo di quella nascita. Fermarci un attimo quindi, sfogliando le pagine della nostra vita, per chiederci: sono state sempre delle belle pagine? Il domani è incerto, in una Nazione orfana di una guida sicura e capace per affrontare le sfide di questo secolo, nonostante ciò non dobbiamo demoralizzarci ma ascoltare quel vagito lontano che preannunziò ieri, come oggi, l’inizio di una nuova era. Cari sassolini il mio augurio per un Santo Natale di pace e di gioia perchè una nuova luce illumini i vostri occhi!

Giuseppe Polito

venerdì 15 aprile 2011

Il Sassolino della Regina - Num.4 Anno1 (Novembre 2010)

Cari sassolini, sono impegnato in questi mesi a scrivere commenti, ricerche, articoli  per le associazioni ed i periodici storico-culturali per i quali collaboro, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia ,avvenuta il 17 marzo 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia a me tanto caro… Parlo ai sassolini più giovani: non saprei se a scuola avete studiato o state per studiare l’epoca risorgimentale. Ai miei tempi si imparavano date e luoghi di battaglia. Certo, la storia è come la matematica: si ama o si odia, se la seconda è logica e formule, la prima è di gran lunga più divertente con i suoi personaggi, le tante curiosità! Infatti, in matematica avevo dei voti scarsi, i quali venivano, tuttavia, compensati da quelli altissimi nelle materie letterarie, anche se poi nella vita di tutti i giorni ho a che fare proprio con gli odiati numeri! Dunque dicevo che il Risorgimento del quale si parla tantissimo, in televisione, con articoli, libri, mostre e quant’altro, oggi non è tanto conosciuto e viene posto comunque sotto accusa. Eppure è stato un periodo nel quale la gioventù ottocentesca ebbe il suo ’68: di libertà, fraternità, avventure, amori, tragedie. Il fine di tutto questo? Dopo secoli di divisione che molti attualmente vorrebbero far ritornare, “un’espressione geografica”, un “paese di morti” come l’Italia era descritta nel XIX secolo, giunse alla sua Unità dalle Alpi alla Sicilia. Certo come tutte le case si poteva fare meglio, ma tanti fattori contro decisero che bisognava costruire questa casa comune in un certo modo, l’importante era garantire a tutti gli Italiani di quel tempo, condizioni di vita migliori garantendo loro degli ordinamenti costituzionali moderni,  con una classe politica onesta e laboriosa. Quindi mi fanno “ridere” i politici dei giorni nostri, quando vogliono paragonarsi ai vari Cavour,  Garibaldi,  Mazzini e Vittorio Emanuele facendosi riprendere o fotografare,  sotto i loro ritratti nei palazzi del potere romano! Vi consiglio quindi la lettura, per saperne di più, di un agile libro del compianto Professor Alfonso Scirocco, mio maestro, insigne storico del Risorgimento pubblicato qualche anno fa dal titolo: “In difesa del Risorgimento” – Edizioni il Mulino Eur 12.95.
Potete inoltre, formulare domande o chiedere notizie  su qualsiasi argomento, all’indirizzo del nostro giornalino, la redazione provvederà a farmele recapitare. Buona lettura e Viva l’Italia!

Giuseppe Polito

Il Sassolino della Regina - Num.3 Anno1 (Ottobre 2010)

Cari sassolini,quando nel 1994 venne pubblicato “Va’ dove ti porta il cuore” successo editoriale planetario ma “stroncato” dalla critica letteraria, ben pochi conoscevano l’autrice: Susanna Tamaro,triestina, diplomatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma,con una lontana parentela con Italo Svevo, scrittore e drammaturgo famosissimo. La Tamaro si rivelò una personalità anticonformista, dalle molte sfaccettature, nemica della mondanità, timida, impacciata,sposando cause e tematiche ambientaliste, dando vita ad una fondazione ed ad una struttura in Umbria a metà strada tra un agriturismo ed un centro spirituale. Cattolica, le sue prese di posizione in ambito religioso, sociale e politico hanno sollevato molte polemiche. Negli ultimi anni si è dedicata alla scrittura di libri per ragazzi, ed è proprio l’ultimo di questi “Il grande albero – Salani Editore – Euro 12,00”, che voglio consigliarvi questo mese. Una grande metafora sulla vita, sulla diversità, sull’amicizia. Il mondo visto e commentato da un albero!, un libro per ragazzi il quale, tuttavia, è godibilissimo anche dai grandi per la sua profondità sottile ed ironica che vi farà riflettere. L’uomo moderno non è riuscito a convivere con la natura, non riesce a farsela amica, spinto com’è dal desiderio di sottometterla, edificando sui greti dei fiumi, su colline, montagne, vulcani! Non varando politiche ambientali ma trastullandosi in comiche parodie naturalistiche! Auguriamoci che leggendo questo libro possiate, come il grande abete protagonista, vedere il mondo sotto un altro aspetto! Buona lettura.

Giuseppe Polito

Il Sassolino della Regina - Num.2 Anno1 (Settembre 2010)

Cari “sassolini” eccoci a questo nostro primo appuntamento culturale che ogni mese proporrà qualche lettura interessante. Non è naturalmente un obbligo seguire suggerimento della Regina, poiché l’importante è comunque leggere, leggere, leggere, giornali, riviste e soprattutto libri! La lettura ci fa parlare e scrivere meglio, ci fa conoscere, amare ed odiare persone, cose, ideologie, fatti e personaggi, i libri sono il “pane della nostra mente”…., e noi tenteremo di farvi avere sempre fame! Bene, ed ora andiamo a tavola! Vorrei subito precisare il mio pensiero sull’argomento del libro che vi proporrò in quanto mi piace liberare il campo da ogni dubbio: non sono razzista, tuttavia conoscendo un po’ la situazione e, poi vi spiegherò i perché, sono convinto che, chi arriva in Italia da altri Paesi, di qualsiasi colore, etnia, religione o quant’altro, deve rispettare le nostre leggi, pur conservando usi e costumi propri, in quanto per me è importantissimo il rispetto della civica convivenza anche se noi Italiani non brilliamo per questo! Chi non dimostra di avere un lavoro, di avere un alloggio degno di questo nome, non può in alcun modo rimanere, non solo, chi affitta, subaffitta, o fa lavorare in “nero” tali lavoratori deve essere perseguito! Punto e a capo. Dietro gli occhi dei tanti sbarchi dall’Africa, dal Medio Oriente o dall’Asia, vi sono uomini e storie, non solo la ricerca di una vita migliore, c’è la consapevolezza di essere nato in una parte del mondo sfortunata. Quando sulle nostre spiagge, strade, città e paesi incontriamo un “vu cumprà” , vediamo solo la loro colorata “cianfrusaglia”, senza sapere che per vendere a pochi euro tante cose inutili, vi sono ragazzi partiti da luoghi sperduti, pagando somme iperboliche, per viaggiare non in prima classe su una nave o su un aereo, ma su autocarri dell’anteguerra e su golette che neppure i pirati salgariani avevano! La maggioranza di questi sono diplomati e con laurea, partono con il miraggio di giungere in terre ospitali, ricche, ove potranno riscattare le loro miserie familiari; hanno lasciato tutto: famiglia, affetti, i sapori ed i colori intensi dei loro Paesi, affidandosi a personaggi ambigui e senza scrupoli, causa la povertà delle loro terre, ove una classe politica post-coloniale si è rivelata più corrotta e famelica dei governi occidentali che governarono queste nazioni fino agli anni ’60 dello secolo scorso! Per noi sono solo “gentaglia”, che puzza, che delinque, che si affanna in arti e mestieri che poi nessuno di noi andrebbe a fare, dando loro colpe che non hanno. Certo tra di loro vi sono pure criminali, donne e uomini che da sfruttati diventano sfruttatori, ecc. Se abbiamo permesso negli anni passati a tutti costoro di venire senza garantire loro alcunché, è bene che questi ora rivendichino pari dignità per chi ha un lavoro, per chi ha fatto nascere i propri figli qui, per chi studia. Ottimale sarebbe estendere la cittadinanza italiana a chi nasce nel nostro Paese a prescindere! Ecco perché consiglio la lettura di
“Bilal-viaggiare, lavorare, morire da clandestini” di Fabrizio Gatti – Bur Rizzoli editore Euro 9,60”. E’ un viaggio per conoscere e capire cosa spinge migliaia di uomini, donne, ragazzi e ragazze ad intraprendere una vera e propria “Odissea” moderna. La nostra speranza è che al termine di queste pagine possiate vedere poi con altri occhi e cuore queste persone. A proposito, alcuni anni fa con la mia famiglia abbiamo deciso di aiutare uno di questi ragazzi, di origine bengalese. Oggi lavora regolarmente a Roma, ha 23 anni, e si chiama Dilan, è mussulmano, affettuoso ed intelligente, è fortissimo in matematica, informatica e parla inglese meglio della regina Elisabetta! Per noi è il quarto figlio.
Buona lettura “sassolini”.

Giuseppe Polito