venerdì 20 settembre 2013

INAUGURATA, A PIETRAVAIRANO, LA TERZA CASA DELL'ACQUA NELLA NOSTRA PROVINCIA

Di seguito pubblichiamo una dettagliata relazione sulla famosa CASA DELL'ACQUA inaugurata anche nel vicino Comune di Pietravairano. Ricordiamo che la CASA DELL'ACQUA è molto diffusa presso i Comune del nord Italia e ora sta diffondendosi anche qui da noi al sud; Pietravairano è il terzo Comune ad adottare questa iniziativa che col tempo porterà introiti all'Ente. E qui a Pietramelara? Il Sassolino dal 2009 ha porta avanti questa proposta ancora disattesa a causa di logiche conservatrici...
La relazione è dell'amico pietravairanese Salvatore Caggiano.

A Pietravairano è stata inaugurata il 24 agosto la “Casa dell’acqua”, una fontana pubblica che ridepura l’acqua pubblica e la fornisce all’utenza sia in versione “naturale” sia “frizzante”, entrambe refrigerate, al prezzo di 5 centesimi/litro. E’ il terzo comune della provincia di Caserta, dopo Bellona e Camigliano, da cui è
stata copiata l’idea, ad inaugurane una mentre nelle regioni del nord Italia già sono centinaia i comuni ad averne realizzate una sul loro territorio. Inutile dire che ogni casa dell’acqua è sottoposta alle restrittive normative sanitarie vigenti per cui vengono regolarmente controllate dalle ASL di competenza.

ANALISI AMBIENTALE
L’obiettivo delle “case dell’acqua” è quello di incentivare il consumo di acqua pubblica riducendo il consumo di acqua minerale con proporzionale diminuzione della plastica di bottiglie e imballaggi e di CO2 necessaria al loro trasporto. Si tratta quindi un’iniziativa volta a tutelare l’ambiente e come tale perorata dalle associazioni ambientaliste e da strumenti quali “il Patto dei Sindaci”[1], cui Pietravairano aderisce, che prevedono una serie di interventi per permettere ai comuni, soprattutto quelli di piccole dimensioni, di diminuire le loro emissioni di anidride carbonica (CO2) per rispettare il trattato internazionale di Kyoto. I vantaggi ambientali sono davvero notevoli se andiamo a considerare che, ad un consumo di circa 1000 litri al
giorno, (a tanto arriva la casa dell’acqua di Pietravairano) corrisponde un risparmio di 500 bottiglie in PET da 2 L che in un anno fa 182.500 bottiglie che equivalgono a circa 24 camion in meno (ogni camion trasporta circa 7.500 bottiglie da 2 L) e 8.700 kg in meno di PET. Dobbiamo considerare che per produrre un kg di PET sono necessari 2 kg di petrolio e 18 l di acqua e ci rendiamo subito contro degli enormi vantaggi ambientali costituiti in sintesi da 17 t in meno di petrolio e da 156.000 litri di acqua risparmiata solo per la produzione della plastica per bottiglie[2]

ANALISI ECONOMICA
Il costo dell’impianto è pari a 17.908 euro (Iva inclusa), secondo la determina n. 130 del 5/08/2013[3], più le spese di manutenzione costituite dai filtri (filtro per la sabbia, per il cloro e ai raggi ultravioletti per sterilizzare totalmente l’acqua) la cui entità è proporzionale al consumo di acqua e pari a circa 2 centesimi a litro erogato. Ciò vuol dire che ad un’erogazione di circa 1000 litri al giorno al prezzo di 5 centesimi si arriva a 50 euro al giorno ossia 18.000 euro l’anno di incasso di cui 7.200 vanno a coprire le spese per i filtri e il rimanente va a coprire i costi dell’acquisto della struttura che quindi viene ammortizzata in circa 20 mesi. Inutile dire che l’impianto durerà svariati anni per cui l’acquisto della casa dell’acqua costituisce un introito straordinario per il bilancio del comune di Pietravairano. In tal senso è stato decisamente congeniale l’ubicazione in piazza S. Antonio Abate, detta la “Taverna”, luogo di passaggio di forestieri lungo la provinciale che permette di avere come utenti diverse persone di fuori paese. Per le famiglie si tratta comunque di un risparmio dato che il costo di 12 l, equivalenti ad un fardello da 6 bottiglie da 2 l, è pari a 60 centesimi, una cifra di molto inferiore a quella di un supermercato con in più una qualità teorica dell’acqua superiore dovuta al minor tempo di conservazione in imballaggi di plastica, magari esposti al sole per settimane prima della vendita. L’unico punto dolente è costituito proprio dalle perdite dei rivenditori che sono, ovviamente, esattamente pari al risparmio per le famiglie ed ecco perché diventa importante riuscire ad avere come utenti della casa dell’acqua persone di fuori paese che, presumibilmente, non fanno spesa abitualmente in loco. C’è da dire inoltre che il paradigna Keynesiano del “La tua spesa è il mio reddito e la mia spesa è il tuo reddito” deve essere interpretato anche come uno spostamento dei consumi dall’acqua ad altri generi, di cui una frazione importante sicuramente spesi in loco. In sintesi le famiglie spenderanno meno in acqua, e ciò danneggerà sicuramente chi la vende, ma potranno spendere di più in altri beni (scarpe, abbigliamento, elettronica ecc.) magari sempre in paese e magari sempre dallo stesso supermercato.

PSEUDO CRITICHE SULL’IMPATTO DELLA CONCORRENZA E SULLA FINANZA PUBBLICA
In Italia solo l’Istituto Bruno Leoni, un “think tank” neoliberista i cui redattori spesso scrivono dalle pagine di “Libero” o del “Giornale”, criticano l’adozione delle case dell’acqua. A loro dire si tratterebbe di un’autentica attività commerciale e non di un servizio pubblico, come l’acqua di rubinetto, per cui sarebbe giusto che i comuni vengano tassati in base al loro profitto (e ciò aumenterebbe il costo dell’acqua pubblica) altrimenti sarebbe concorrenza sleale all’acqua minerale in bottiglia. In realtà essi stessi ammettono che l’acqua minerale è un prodotto diverso e le loro critiche si concentrano viepiù su un “marketing ambiguo” che fa sembrare la casa dell’acqua un’alternativa all’acqua minerale e non all’acqua pubblica di rubinetto. 

Va da sé che è una critica palesemente infondata dato che chiunque è in grado di scegliere e di decidere da sé se preferisce l’acqua di rubinetto, la casa dell’acqua o l’acqua, minerale o naturale che sia, di supermercato. 

Una seconda critica, più fondata, riguarda la concessione di finanziamenti pubblici all’apertura di case dell’acqua data la loro natura non pubblica, secondo gli economisti neoliberisti, e l’impatto che hanno sulla concorrenza dell’acqua minerale[4]. La risposta è ovvia: se un servizio viene richiesto e addirittura vi è un profitto vuol dire che la collettività lo richiede e i vantaggi ambientali (di tutti) sono la giustificazione dell’intervento pubblico. Nel caso specifico di Pietravairano non è stato erogato nessun finanziamento pubblico per l’apertura della casa dell’acqua, a differenza di quanto avviene in altre regioni, soprattutto in Lombardia, nonostante lo stesso ente ha presentato il progetto per farselo finanziare dagli enti locali superiori. Ovvio che qualsiasi comune del mondo proverà a ottenere finanziamenti anche sulle operazioni in utile ma del resto se l’utile c’è vuol dire che i soldi pubblici sono spesi bene.

Il problema non esiste dato che una casa dell’acqua si ripaga da sola.

CONCLUSIONI 
Da questi risultati si capisce come la casa dell’acqua può essere un utile strumento per la tutela dell’ambiente perché permette una significativa riduzione della plastica e dell’inquinamento da essa generato per produrla e smaltirla, a costo zero, o addirittura permettendo all’ente pubblico di trarne un profitto, purché la popolazione aderisca e l’impianto venga ubicato nel posto giusto. La sua adozione ha un impatto pari a zero, in generale, sull’economia locale perché i profitti in calo dei rivenditori di acqua sono pari ai risparmi delle famiglie e non è da escludere che una gran parte del denaro risparmiato venga speso dagli stessi rivenditori.


[2] Per i dati sui vantaggi ambientali si veda: http://www.fondazioneamga.org/public/Pievanigiugno2010.pdf

Nessun commento: